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La manifattura automobilistica è uno dei settori industriali chiave per l’Europa. La Polonia ospita diversi costruttori attratti da fiscalità leggera, burocrazia snella ed infrastrutture derivate dai fondi europei

La storica fabbrica del marchio polacco Fso a Varsavia

La storica fabbrica del marchio polacco Fso a Varsavia

Che l’industria automobilistica sia un settore strategico per l’Europa lo raccontano i numeri, che la produzione si concentri dov’è più facile e conveniente farlo è una conseguenza logica della eterogeneità esistente tra i 27 membri dell’Unione. Differenze talvolta profonde che si registrano nei regimi fiscali, nella burocrazia e nel costo della manodopera dei diversi Paesi. Importante anche la loro capacità di cogliere le opportunità offerte dai fondi europei che si traducono in infrastrutture moderne e servizi efficienti, indispensabili per chi deve scegliere dove investire. Non è un caso se l’industria automobilistica abbia progressivamente volto lo sguardo ad est, verso quei Paesi che dall’ingresso nell’Unione Europea hanno tratto enormi benefici modernizzando rapidamente sistemi economici un tempo caratterizzanti quasi esclusivamente da industrie pesanti. Anche se per numero di impianti la Germania rimane in testa, seguita da Francia e Italia, Repubblica Ceca e – soprattutto – Polonia conquistano i costruttori di auto, camion, bus e componentistica.

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Distribuzione della produzione mondiale di autoveicoli (fonte Acea)

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L’INDUSTRIA AUTO EUROPEA IN NUMERI

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L’Europa è da oltre un secolo una delle aree geografiche chiave per la produzione e la vendita di veicoli da trasporto a motore insieme a Nord America e Giappone, con l’aggiunta del Sud America e della Cina nei decenni più recenti. L’industria automotive genera il 7% del Pil dell’Unione, supportando sia le operazioni dirette (quelle della case auto) sia quelle dell’indotto e dei servizi connessi. Impiega – tra diretto e indotto – 14,6 milioni di persone, il 6,7% di tutti i lavoratori europei. Parlando di produzione, sono 226 i differenti modelli tra auto, camion e bus assemblati negli impianti collocati nei 27 Paesi membri, per un volume di 18,5 unità ogni anno. L’industria automobilistica, esclusa la vendita, genera un gettito fiscale di 440 miliardi annui, contribuendo con 74 miliardi al surplus commerciale dell’Unione Europea.

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Localizzazione della fabbriche del comparto auto in Europa (fonte Acea)

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LE FABBRICHE AUTO IN EUROPA

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Secondo le statistiche dell’Acea – l’associazione dei costruttori auto europei – in testa ai Paesi che annoverano il maggior numero di impianti produttivi automobilistici in testa c’è la Germania con 42 fabbriche (25 dedicate alle auto, cinque ai furgoni, tre ai camion, tre ai bus e 12 ai sistemi di propulsione), al secondo posto la Francia con 31 (13 per le auto, quattro per i furgoni, cinque per i camion, quattro per i bus e nove per i motori), al terzo posto c’è l’Italia che conta 11 impianti destinati ad assemblare auto, quattro per i furgoni, due per i camion, uno per i bus e otto per i motori, per un totale di 23 siti produttivi. Al quarto posto si piazza la Spagna con 17 fabbriche, ma il dato interessante è il quinto posto della Polonia, già attiva nella produzione di autoveicoli ai tempi del socialismo ma cresciuta molto con l’ingresso nell’Unione Europea tanto da contare oggi 16 impianti. Di rilievo anche il dato della Repubblica Ceca con nove siti produttivi. In totale, l’area Ue ospita un totale di 196 impianti, ai quali fino all’avvento della Brexit pochi mesi fa andavano aggiunti i 30 attivi in Gran Bretagna. Considerata l’Europa geografica, altri paesi importanti per l’industria auto sono la Russia (31 siti produttivi) e la Turchia (17).

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IL CASO DELLA POLONIA

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Il caso della Polonia è piuttosto emblematico, perché se da un lato è vero che la manodopera ha ancora un costo inferiore all’Europa occidentale, questo elemento da solo non basta a giustificare la scelta di molti produttori, attenti non solo ai costi ma anche alla qualità della produzione. Ci sono poi due elementi imprescindibili: un sistema di infrastrutture capace di servire la supply chain e una burocrazia snella. Entrata nell’Unione Europea nel 2004, la Polonia ha migliorato molto gli standard economici e produttivi grazie ai fondi europei, che riesce a spendere meglio e in maniera più rapida rispetto a Paesi come l’Italia, afflitta da una burocrazia notoriamente lenta e poco efficace. Varsavia è la capitale che usufruisce maggiormente dei fondi strutturali assegnati dall’Unione europea ogni sette anni: 102 miliardi tra il 2007 e il 2013, cresciuti a 106 tra il 2014 e il 2020 secondo i dati forniti dal governo polacco. Finanziamenti che hanno innescato una crescita superiore al resto d’Europa, tanto che nel 2020 – l’anno nero del coronavirus – il Pil della Polonia è diminuito del 2,8% rispetto al -6,8% della zona euro e al -8,9% dell’Italia.

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FLAT TAX, BUROCRAZIA SNELLA E INFRASTRUTTURE

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È nel sud della Polonia che l’industria auto europea sta concentrando la produzione di autoveicoli e di componentistica, la zona intorno alle città di Katowice e Thycy dove si trovano gli impianti di Fca, Psa e Opel – ora riunite nel gruppo Stellantis – Toyota, Daimler, Volkswagen, Man e Scania. Ma sono centinaia quelli dell’indotto che lavorano la componentistica destinata alle case auto, non solo come acciaio e lamierati, da quelle parti qui si produce anche le sofisticata componentistica elettronica che gestisce i moderni autoveicoli. Magneti Marelli, ad esempio, è presente con un proprio impianto. Perché la Polonia è così attraente per l’industria auto? Le ragioni sono diverse, a cominciare da una fiscalità semplice e conveniente che prevede una flat tax al 19% per le aziende con fatturato superiore ai due milioni e mezzo di euro (è del 9% sotto tale soglia). Anche la burocrazia snella e rapida aiuta gli investimenti, consentendo inoltre un facile accesso ai fondi europei previsti per lo sviluppo tecnologico. Giusto per dare un termine di paragone, per vedersi erogati i fondi strutturali dell’Unione chiesti attraverso Varsavia occorrono circa due mesi e mezzo, in Italia possono servire anche cinque anni. Sono state create delle aree economiche speciali, distretti in grado di proporre agli investitori un pacchetto che combina un costo del lavoro inferiore dal 30 al 50 percento rispetto ad altri Paesi europei, una tassazione agevolata e crediti d’imposta, i fondi europei disponibili rapidamente e infrastrutture efficienti. Un divario enorme rispetto a Paesi come l’Italia, incapace di combattere ad armi pari a causa delle inefficienze e del difficile accesso ai fondi europei. Fondi che ci sono ma che il nostro Paese non riesce a spendere. Per fare un ultimo, emblematico esempio: Rzeszów, cittadina della Polonia meridionale, ha speso il 90% dei fondi costruendo – tra l’altro – un nuovo aeroporto e un nuovo ponte; la Calabria è riuscita a spenderne meno della metà.

Andrea Tartaglia @andrea_tarta 8 marzo – MILANO

Tratto da: https://www.gazzetta.it/motori/la-mia-auto/08-03-2021/industria-auto-polonia-attira-costruttori-flat-tax-burocrazia-snella-4001196534824.shtml

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